Indirizzo Tattoo Circus benefit Croce Nera Anarchica

La Tattoo Circus di sabato 22 ottobre e domenica 23 ottobre si svolge in:

VIA DEI GIUSTINIANI, 66

Nel centro storico, parallela a via San Bernardo e via Canneto il Lungo, lato levante di via San Lorenzo.

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Genova, 22/23 ottobre 2016 – Tattoo Circus a sostegno della cassa Croce Nera Anarchica e in solidarietà agli arrestati nell’operazione “Scripta Manent”

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Comunicato in solidarietà agli arrestati del 6 settembre 2016 – Operazione “Scripta Manent”

Nella guerra sociale…
La politica economica guerafondaia odierna sperimenta armi nucleari sui territori ed utilizza armi chimiche sulle popolazioni, lavora alla creazione di sub-umani robotici come I-CUB o protesi tecnologiche in utilizzo/dipendenza/controllo delle masse indottrinate alla paura, saccheggia i terittori proficui ai suoi interessi e gestisce le conseguenti migrazioni umane individuate come risorsa da spremere, rinchiudere o ammazzare, dipendentemente dalle situazioni, dai periodi o dal caso.

…ognuno fa le sue scelte
Non possiamo che rifiutare questo ordine mortifero imposto dagli Stati e dal Capitale in nome del potere e del profitto. La scelta consapevole di attaccare questo sistema diventa l’unica alternativa coerente per la nostra etica anarchica di rifiuto del dominio e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. Il conflitto diventa, tramite l’utilizzo della violenza rivoluzionaria e dell’attacco con l’azione diretta , espressione di emancipazione e pratica di liberazione.
Dal canto suo l’ ordinamento statale e le sue articolazioni armate lavorano costantemente al mantenimento dell’ordine e si impegnano nella repressione di ogni forma di espressione dell’idea e della lotta anarchica.
Questa ennesima operazione repressiva contro gli anarchici e gli arresti che ne sono conseguiti, sono la dimostrazione che il potere e l’autorità non attendono “tempi maturi”. Per lo Stato è sempre il tempo di agire, con i mezzi di cui dispone.
Così mentre lo Stato gioca le sue carte, con le sue elucubrazioni poliziesche raccolte in inconsistenti manovre giuridiche partorite dai mercati Tribunali e farcite dal bieco lavoro mediatico, chi sceglie di non buttare il mazzo, continuerà a mettersi in gioco, rischiarando le tenebre dell’imposto.
Lontani dalla retorica politica e dai teatrini della solidarietà pro-forma, è importante esprimere la vicinanza ai compagni arrestati e perquisiti con la forza e la determinazione che non possono essere intaccate dalle mosse della repressione.
Oggi siamo al fianco degli arrestati ed inquisiti dell’operazione “Scripta Manent” e vogliamo esprimere la nostra vicinanza anche ad Alfredo Cospito, che in regime di AS2 nel carcere di Ferrara, ha infranto le vetrate divisorie della sala colloqui in solidarietà ai prigionieri greci della CCF.

LIBERTA’ PER ALFREDO, NICOLA, ANNA, MARCO, SANDRONE, DANILO, VALENTINA E DANIELE. SOLIDARIETA’ A TUTTI GLI INDAGATI E PERQUISITI.

Alcuni anarchici e solidali genovesi

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8 luglio, Savona – Concerto hc e discussione sul reato di “devastazione e saccheggio”

8 luglio

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E’ uscito il nuovo numero de “La Peste” aperiodico genovese di critica sociale!

copertina

E’ uscito il nuovo numero de “La Peste” aperiodico genovese di critica sociale.

Come per il “numero 0”, saranno online solo copertina, introduzione (sempre la stessa) e argomenti.

Chi è interessato può richiederne una o più copie scrivendo a:

jeantarrou666@gmail.com

2 euro a copia
1 euro a copia oltre le 5 unità
+ spese di spedizione
Gratuito per i detenuti e le detenute

IN QUESTO NUMERO:

– Stato di emergenza
– Bruxelles: ovunque contro la maxi-prigione!
– La cognizione del dolore
– Non differenziamo, differenziamoci!
– Società & Psichiatria
– Il Secolo XIX e la ragion di Stato
– Requiem per un viaggio di non ritorno
– Devastazione e saccheggio
– Dichiarazione al processo per gli scontri del 6 maggio 2011
– Le età della vita
– Cercando l’impossibile

72 pagine

INTRODUZIONE:

Questo aperiodico nasce puramente come l’esigenza non rimandabile di non tacere e restare immobile rispetto a quello che ci accade e che accade intorno a noi.

Trae indissolubilmente spunto dall’esistenza nella sua totalità. Con la consapevolezza immutabile che le parole sono molte preziose, uno strumento importante nell’avvicinare le persone alla realizzazione di quel desiderio imprescindibile di esprimersi, di rivelare se stessi agli altri, ma che devono vivere dell’esperienza reale, diretta, non mediata, che se il loro suono non si accorda con essa non valgono nulla.

Le parole e i modi in cui si intrecciano sono innumerevoli, ma restano un codice. L’esperienze che compongono e danno forma e sostanza alle nostre esistenze sono infinite e uniche.
Saper utilizzare il linguaggio, non significa saper vivere la propria vita a testa alta, senza rimorsi. Viceversa la capacità di creare un vissuto degno e di realizzare esperienza significative, non ha per forza bisogno di una relativa prosa all’altezza, spesso non ha nemmeno bisogno di una singola parola.

D’altronde una buona proprietà di linguaggio, una volta acquisita, basta tenerla allenata. La vita, al contrario, non ha obbligatoriamente un’andatura progressiva; spesso è un continuo ricominciare, un costante rimettersi in discussione. La vita è fatta di scelte difficili, ridiscutibili o irreversibili. Per fortuna la decisione, più o meno conscia, di non scegliere non rientra tra quelle irreversibili. Si può prendere possesso di se stessi, in qualunque momento, in qualsiasi luogo, in qualunque condizione di salute, in uno stato di benessere o di povertà, con un percorso articolato o all’improvviso.

Chi ha deciso di iniziare questo progetto fatto di parole, testimonianze e qualche immagine è certo di aver fatto quantomeno una scelta: non essere indifferente, combattere per non esserlo mai, scuotere laddove l’indifferenza dilaga, attaccare chi vuole relegare per sempre l’umanità in questo stato di ignavia, alienazione, delega, passività e sottomissione.

Ciascuna esistenza appartiene al corpo, al cuore e alla mente che la conducono, decidendo autonomamente nella propria interezza. Nessuna istituzione, burocrazia, professore, datore di lavoro, genitore, famiglia, macchina, computer ecc. può decidere qualcosa al posto dell’individuo, nemmeno la più apparentemente irrilevante delle questioni.

Questo aperiodico uscirà quando gli pare; inizia come volontà di un singolo
individuo, ma non esclude un suo allargamento; è rivolto a nessuno come a tutti e tutte allo stesso tempo; non necessita di recintare gli interlocutori dentro categorie prestabilite, considerando le parole in rivolta una narrazione del possibile alla portata di ogni spirito che aneli alla libertà e non una mediazione tra “addetti a lavori” e spettatori; parlerà senza schemi prestabiliti di ciò che ritiene più opportuno: attualità, storia, cose che non sono mai esistite; sosterrà a spada tratta chi lotta per la libertà e attaccherà senza compassione chi esercita un qualsiasi potere per negarla; non avrà rubriche ad argomento (es. politica, cultura, cronaca, letteratura ecc.) perché l’esistenza è unica e indivisibile e tutti i suoi aspetti concorrono fra di loro senza poter essere compartimentati come vorrebbe lo stile di vita capitalista.

La Peste vuole essere un altro strumento per rompere la noia e la rassegnazione creando un terreno di confronto che possa anche giungere a piccole forme di auto-organizzazione, senza che il desiderio o la necessità di organizzarsi (in tanti o in pochi) diventi un vincolo alla spontaneità e creatività dell’agire. Pertanto critiche, anche aspre, e suggerimenti, anche apparentemente futili, non sono solo accettati, ma anzi caldeggiati.

La Peste vuole essere l’ennesimo presidio di solidarietà a chi sceglie, nelle maniere che ritiene più efficaci e congeniali a se stesso o se stessa, di rivoltarsi contro l’autorità, contro il mondo della merce e del denaro, contro i responsabili della distruzione e della schiavizzazione del Pianeta e dei suoi abitanti, contro la tecnologizzazione dei rapporti sociali ed interpersonali, contro la società che fa del carcere il suo pilastro ed è essa stessa una prigione a cielo aperto.

La Peste vuole essere un altro sprone verso chi nutre un sentimento di riscatto e ribellione, ma ancora non riesce a praticarlo o trovarne la propria forma.

GENOVA, MARZO 2016

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Genova, venerdì 22 aprile – Presentazione libro di Belgrado Pedrini e chiaccherata sul corteo del 7 maggio al Brennero

“Non parlerò una volta tanto né di metodi né di strategie di lotta, parlerò delle emozioni che motivano e rendono necessari tali discorsi”

manifesto 2PRESENTAZIONE BRENNERO

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Presenza solidale con Carlo accusato di istigazione a commettere atti di terrorismo!

ATTENZIONE! L’UDIENZA E’ STATA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI. PER CUI RESTA L’INVITO AD UNA PRESENZA SOLIDALE CON CARLO, MA LA NUOVA DATA VERRA’ COMUNICATA APPENA SE NE AVRA’ CONOSCENZA.

PRESENZA SOLIDALE CON CARLO presso il TRIBUNALE di GENOVA (Piazza Portoria)

Imputato con l’accusa di istigazione a commettere reati con finalità di terrorismo secondo l’articolo 414 c.p. per aver pubblicamente criticato gli autori di una presa di distanze nei confronti dell’attacco all’allora amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, ferito alle gambe dagli anarchici Nicola e Alfredo il 7 maggio 2012.

E’ chiaro l’intento dello Stato di scoraggiare e ridurre al silenzio le espressioni di solidarietà e sostegno alle lotte.

Simili procedimenti penali stanno avendo luogo in tutta Italia: il tribunale di Perugia ha condannato tre anarchici per la pubblicazione “KNO3- pagine in rivolta”; un’anarchico di Rovereto ha subito una condanna per un articolo contro il capitano dei carabinieri Pierpaolo Sinconi; due anarchici, al tempo detenuti, sono stati inquisiti dal tribunale di Bologna per un comunicato uscito dal carcere; recentemente anarchici di Palermo sono stati denunciati per affissione di manifesti contro radar e antenne del MUOS e in solidarietà a Nicola e Alfredo; mentre a Udine risulta aperta un indagine per la diffusione di manifesti in solidarietà a Nicola e Alfredo e contro la polizia.

Per continuare a sostenere che chi vive di guerra come Finmeccanica e le sue controllate non potrà mai trovarsi al riparo dalle armi della critica e dalla critica dell’azione diretta.

Per ribadire che nessuna legge ad hoc potrà impedire il diffondersi della solidarietà nei confronti di chi attacca il dominio e i suoi piani di morte e sfruttamento.

tribunale

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Manifesto solidale! Con i compagni/e in lotta, contro i signori della Guerra!

Ce ne sono 500 copie in formato A2. Se qualcuno fosse interessato ad averne qualche copia, scriva pure a solidali15ottobregenova@gmail.com

(Cliccare sopra l’immagine per ingrandire)

DEFINITIVOOO x Web

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Cena a sostegno di un compagno sotto processo per la rivolta del 15 ottobre 2011 a Roma

ABBUFFATA ADRIATICA

MENU’
– Antipasti misti
– Polenta con sughi
– Contorni
– Dolci e caffè
– Vino

Prezzo 15 euro

Durante la serata aggiornamenti sul processo e dibattiti.

Per prenotarsi: solidali15ottobregenova@gmail.com oppure al 3207290169

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Né la loro guerra, né la loro pace!

«Noi dobbiamo annientare i nemici della Repubblica… e privare della nazionalità
coloro che si fanno beffe dell’anima francese»
Manuel Valls, Primo Ministro, 14 novembre 2015

Se c’è da riconoscere una qualche continuità alla Repubblica francese, è proprio quella degli omicidi di massa. Dal Terrore dello Stato del 1793-94 che ha appunto generato la parola terrorismo fino alla repressione degli insorti del 1848 e di quelli della Comune del 1871; dalla colonizzazione e la deportazione degli ebrei permessa dalle schedature precedenti fino al massacro dei manifestanti algerini nel 1961 nel cuore di Parigi, tutte le Repubbliche francesi hanno massacrato generosamente affinché i potenti continuassero a dominare e a sfruttare. La repubblica francese è una montagna di cadaveri la cui sconcezza che ne costituisce l’apice ha potuto preservarsi schiacciando i suoi veri nemici, i rivoltosi e i rivoluzionari che hanno lottato per un mondo di giustizia e di libertà. L’«anima francese», se mai questa stronzata senza nome esistesse, sarebbe un cartello rigurgitante voci che gridano vendetta contro i borghesi, i politici, gli sbirri, i militari e i preti che le hanno calpestate per affermare il proprio potere.
Ah, ma tutto questo è il passato. O no? Decenni di partecipazione cittadinista, d’integrazione mercantile e di spossessamento generalizzato hanno davvero fatto dimenticare a chi conserva ancora un briciolo di sensibilità che sparare nel mucchio non è esclusività di lontani terroristi? Che da qualche anno lo Stato francese ha fatto il suo grande rientro sulla scena internazionale del terrorismo statale, moltiplicando i suoi attacchi militari in tutto il pianeta (Libia, Mali, Afghanistan, Costa d’Avorio, Somalia, Africa Centrale, Iraq, Siria). Cambia il pretesto di volta in volta, ma le ragioni restano le stesse: mantenere il controllo di risorse strategiche, guadagnare nuovi mercati e zone d’influenza, preservare i propri interessi davanti ai concorrenti, impedire che delle insurrezioni si trasformino in sperimentazioni di libertà. E se ce ne fosse bisogno, alcuni moniti vengono anche lanciati per avvertire gli indolenti che questa logica di guerra non avrà limiti territoriali: la morte di un manifestante lo scorso anno a Sivens o i corpi crivellati di schegge di quelli di Notre-Dame-des-Landes e di Montabot servono a ricordare che non si esiterà, anche qui, a scagliare granate offensive in cachi contro le folle per seminare il terrore.
Perché, cos’è il terrorismo se non colpire nel mucchio in modo indiscriminato per cercare di conservare o conquistare il potere? Un po’ come fanno i ricchi uccidendo e mutilando quotidianamente milioni di esseri umani al lavoro nel nome del danaro che guadagnano con lo sfruttamento. Un po’ come fanno gli industriali e i loro lacché in camice bianco avvelenando permanentemente la vita sulla terra. Un po’ come tutti gli Stati che rinchiudono e torturano a fuoco lento gli esclusi dal loro paradiso mercantile e i ribelli alle loro leggi imprigionandoli per anni fra quattro mura. Un po’ come quei grrrandi democratici che hanno fatto del Mediterraneo un cimitero popolato da migliaia di indesiderabili col solo torto di essere sprovvisti di un valido pezzetto di carta. Ma la pace dello Stato e del capitalismo ha questo prezzo. La pace dei potenti è la guerra contro i dominati, all’interno come all’esterno delle frontiere.
Il 13 novembre a Parigi, le regole del gioco sono state rispettate. Si proclami islamico o repubblicano, califfato o democrazia, lo Stato resta lo Stato, ovvero una potenza autoritaria la cui violenza di massa viene esercitata contro tutti coloro che non si sottomettono al suo ordine sovrano. Uno dei principi di ogni Stato è di riconoscere solo sudditi. Soggetti che devono obbedire a leggi dettate dall’alto, cioè l’opposto di individui liberi che possano autorganizzarsi senza essere diretti né dirigere. Dai bombardamenti di Dresda e Hiroshima fino ai villaggi vietnamiti passati al napalm o a quelli della Siria sotto barili di tritolo, gli Stati non hanno mai esitato nelle loro luride guerre a sacrificare una parte della propria popolazione, o quelle dei propri avversari. Colpendo i passanti parigini a caso per punire il loro Stato, i soldatini delDaech [Isis] non hanno fatto che riprodurre l’implacabile logica dei loro avversari. Una logica terribile, terribile come qualsiasi potere statale.
Lo stato d’emergenza decretato in Francia da ieri, misura di guerra interna di un governo che adegua il paese alla sua politica di terrorismo internazionale, non è che un ulteriore passo nella pratica di base di qualsiasi governo, mirante alla normalizzazione forzata della vita, alla sua codifica istituzionale, alla sua standardizzazione tecnologica. Perché, se lo Stato guarda il futuro, cosa vede? Crac economici, disoccupazione di massa, esaurimento delle risorse, conflitti militari internazionali, guerre civili, catastrofi ecologiche, esodo di popolazioni… Vede cioè un mondo sempre più instabile, in cui i poveri sono sempre più numerosi e concentrati, un mondo fradicio di disperazione, che si trasforma in un’enorme polveriera, in preda a tensioni di ogni genere (sociali, identitarie, religiose). Un mondo in cui l’accensione della minima scintilla, quale essa sia, non può essere tollerata da una democrazia sempre più totalitaria. Allora, proprio come «cittadino» ha il significato di «sbirro», «guerra al terrorismo» significa soprattutto guerra contro tutti coloro che rompono i ranghi del potere. A tutti i non sottomessi alla pacificazione sociale, a tutti i disertori delle guerre tra potenti e autoritari, sabotiamo l’Unità nazionale…

Un cattivo soggetto,
nemico della Repubblica e di tutti gli Stati

 Parigi, 14 novembre 2015

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